(sull’Haut-Plateau)
Perché vivere lì piuttosto che altrove? Posare le valigie per un momento o per un lungo periodo non è una cosa banale. È sempre una scelta: la scelta di venire o la scelta di restare, ed è la scelta di un luogo, di uno spazio, di una geografia.
Ma siamo davvero sicuri? Scegliamo le belle montagne assolate che invitano alla nonchalance o gli amici, la famiglia, le persone con cui ci piace essere circondati?
Il viaggio del proprietario merita attenzione perché ha una storia, una ragione e un’emozione.
Il ragionamento inizia spesso con ipotesi, incontri e calcoli. La giornata di visita si ripete come un soggiorno in hotel, con gli amici o con la famiglia, e si ripete fino a quando il prezzo della visita passa in secondo piano rispetto alla decisione di acquistare una casa. Le persone vengono qui più volte per la nuova libertà di godersi le stagioni, le passeggiate e le serate con gli amici, vecchi e nuovi. I sabati e le domeniche si susseguono come note ottave, le vacanze occupano intere misure e un giorno c’è una pausa: si resta.
L‘emozione della scoperta ha lasciato il posto all’emozione dell’ esserci. Il luogo di un giorno porta con sé il legame di una vita. La designazione geografica, un’istantanea modellata solo dal tempo e da alcuni lavori, diventa una vetrina per le esperienze e la condivisione. Il punto sulla mappa diventa la mappa del tempo condiviso.
Questo è il principio della Storia. Il proprietario la scrive con i suoi vicini, il suo villaggio, la sua città, con o nonostante la montagna, bella, aspra, sempre ammirevole mostrandoci la linea delle sue cime, una linea che ci mostra il lungo tempo.
È così che crescono le radici. Vecchie viti di famiglie secolari, legno maturo di chi sta imparando o giovani germogli vivaci e fragili. Questi tre rami sono presto destinati allo stesso albero che prospera nello stesso terreno. Ognuno risponde all’altro in modo che le foglie siano verdi e i fiori generosi.
Questo albero cresce con le stagioni. Orgoglioso sotto il sole estivo, forte nel freddo invernale, canta e fruscia nella dolce brezza della sera. Ma quando arriva la tempesta, si interroga, dubita e piange i rami che ha perso. Si conta tra le foreste e si guarda intorno. Niente va più avanti, tutto si ferma, il respiro è doloroso.
Il tempo si ricostruisce guardando noi stessi in questa foresta, grazie alla linfa che guarisce l’albero spezzato. I legami di scambio e condivisione non si trovano tanto nel luogo quanto nei cuori. Crescere insieme, non combattere da soli.
I marinai temono le tempeste e le evitano. Ma quando si invita e poi ci lascia, quelli che restano si avvicinano per essere più forti domani. Non certo per affrontare nuove tempeste, ma per trovare energie rafforzate nella forza del legame e nell’indispensabile empatia.
Non è il proprietario?
Jean
29.1.2026
