Notizie dal bancone…

Il Comptoir, come avrai capito, è la Fiera di Martigny di questo mese di ottobre… E durante questa Fiera (Comptoir), eravamo lì per rappresentare Valpic nell’ambito della Federazione vallesana dei residenti secondari, sia come associazione membro che come membro del suo Comitato.

L’evento era “Le Rendez-Vous du Tourisme”, che ha riunito tutti i principali attori del settore turistico del Vallese, per un totale di oltre 200 persone presenti, in una mattinata particolarmente intensa.

Le “notizie in breve” di cui parleremo qui sono solo un esempio tra i tanti temi trattati.

Autenticità e ruvidità

In una lettera a Thomas Moore del 19 settembre 1821, Lord Byron scrive:

«La Svizzera è un maledetto paese di bruti, egoisti e maiali, situato nella regione più romantica del mondo. Non ho mai sopportato i suoi abitanti…»

E in un contrasto molto byroniano: è profondamente affascinato dai paesaggi svizzeri, ma decisamente meno dai svizzeri. 

Eppure Byron si è fatto un’idea della Svizzera soprattutto grazie al suo viaggio attraverso il Vallese nel 1816.

Questo «Rendez-Vous du Tourisme» non ha smentito questa visione un po’ esagerata e l’ha addirittura citata. Tutti sono d’accordo nel riconoscere l’attrattiva del Vallese grazie ai suoi paesaggi mozzafiato, sia di montagna che di pianura, e con la stessa unanimità, anche se più discreta, si riconosce che l’accoglienza è un aspetto che potrebbe migliorare parecchio, anche se chi ne è coinvolto non sempre se ne rende conto.

I pessimisti sottolineeranno le carenze di un’educazione fin dalla più tenera età, che dovrebbe far capire alle future generazioni che il turismo è ilprimodatore di lavoro del Vallese con 25.000 posti di lavoro, seguita dall’industria al secondo posto con 15’000 posti di lavoro.

Eppure, se c’è una dimensione “turistica” che si distingue come uno dei principali punti di forza del Vallese, è propriol’autenticità. E in un mondo virtualizzato, fatto di immagini (pre)fabbricate al ritmo delle mode e dei social, l’autenticità è una percezione reale che sta diventando rara e ricercata.

Il turista (traduzione:chi non è del Vallese e non è originario di questa terra da più di 6+ generazioni) è un ospite che deve adattarsi. Però non è detto che abbia ricevuto quell’educazione all’umiltà e al rispetto delle tradizioni del posto. La differenza è che lui arriva con i soldi…

Allora perché non pensare a un modo per informare o accogliere i nostri ospiti, avvertendoli che i vallesani possono sembrare un po’ bruschi, ma che questo fa parte proprio di quell’autenticità tanto ricercata, così da chiarire un bel po’ di malintesi? Meglio ancora, perché non sviluppare un’offerta turistica “avventurosa” dove qui nessuno “ti leccherà i piedi” e dovrai adattarti alle tradizioni ancestrali? Riusciremo così a far rinascere l’ospitalità familiare, dove si va a trovare una famiglia piuttosto che affittare un alloggio anonimo? Saremo pronti a «educare» sia il turista che chi lavora nel settore turistico? Se oggi il divario è troppo grande, non è forse possibile fare un passo avanti a testa?

Qualità degli attori

Certo, tutto questo è possibile solo grazie a persone che fungono daponti culturali, con una profonda comprensione delle sensibilità dei loro ospiti e di chi è profondamente legato alle proprie radici. È a questo prezzo che l’esperienza «autentica» va oltre la semplice bellezza dei paesaggi, oltre il cambiamento di scenario urbano, quella di un’evasione arricchente, perché si trasforma allora in scoperta culturale, in esperienze condivise, in alternative di vita, in incontri in cui il turismo diventa presto viaggio, scoperta, riflessioni.

Ma, mi dirai, quando vieni a praticare attività sportive (sci, golf, bici) o meno sportive (passeggiate o shopping…), come posso scoprire questa autenticità e i suoi tesori? Una risposta ci viene subito in mente: vieni nelle nostre associazioni locali, vieni ad ascoltare, aconoscerela gente; immergiti in queste atmosfere conviviali che ti permettono di conoscerci meglio; è praticamente «incluso nel pacchetto»!

Cultura e turismo, due dita della stessa mano

Quindi il “turismo” sarebbe anche una questione di cultura, visto che l’“incontro” contribuisce in modo determinante a un’esperienza positiva.

Sì! 

Esempio:

Questo “Rendez-Vous du Tourisme” ce l’ha ricordato: il turismo deve molto al romanticismo del XIX secolo, allontanandosi dal razionalismo dell’Illuminismo per avvicinarsi a esperienze emotive più vicine a un “senso della vita”. Così gli inglesi dell’epoca della Rivoluzione industriale hanno trovato nelle nostre montagne avventure meno lontane rispetto ai territori d’oltremare, ma altrettanto emozionanti, scoprendo quella che sarebbe diventata l’alpinismo e la conquista delle vette. Da notare il lato iconoclastico di questo approccio, visto che tutto è iniziato con il turismo estivo. Il cambiamento di paradigma culturale (emozione contro razionalità) ha dato vita al turismo.

Si tratta quindi di un aspetto profondamente culturale e, anche se ha perso in parte la sua dimensione “avventurosa”, resta comunque alla ricerca di quell’esperienza che fa la differenza e che dà valore anche al soggiorno più breve.

La Svizzera in generale, e il Vallese in particolare, non possono competere sui prezzi in un contesto di concorrenza globalizzata. Ma possono arricchire il valore dell’esperienza in una dimensione che non è monetaria e che, per sua natura, diventa unica e inimitabile.

Turismo e Cultura sono come fratello e sorella, sono le due dita della stessa mano. Ridurre l’uno o l’altro alla sola dimensione di un servizio o di un consumo equivale a distruggere entrambi. Non dovremmo forse ricordarci quanti film, serie TV o telenovele hanno contribuito a rendere attraenti intere regioni? Quante opere d’arte, musei, monumenti e festival sono all’origine di visite che a volte si trasformano in soggiorni?

Il turista, una risorsa illimitata?

Se il turismo nasce da un approccio culturale che ogni civiltà vive a modo suo (la guida verde per alcuni, lo smartphone per altri…), se si sta globalizzando e fa crescere le statistiche di molte destinazioni, alcuni ottimisti non esitano a pensare che si tratti di una risorsa illimitata e che il cliente-turista non chieda altro che essere colto come una rosa in primavera. Portando avanti questa logica, non saremmo lontani dal voler credere che anche la più piccola infrastruttura turistica possa trovare il suo pubblico…

Anzi, l’altitudine delle nostre montagne sarebbe una risposta forte, se non addirittura unica, per ritrovare la freschezza di un tempo e sfuggire a una vita urbana circondata da condizionatori. Probabilmente è un po’ affrettato, perché l’altitudine ha anche una sua rivale: la latitudine…

Se il turista fosse una risorsa che si rinnova continuamente, si comporterebbe un po’ come l’acqua. L’acqua, una costante del pianeta, non è di per sé il problema; il problema è disporne dove ne abbiamo bisogno. Il turista le assomiglia: scorre dove trova facilmente il suo corso, ma scompare alla minima pendenza mal orientata…

Ecco, in “breve”, una serie di aspetti trattati in questa ricca mattinata, conclusa dal presidente del Consiglio di Stato del Vallese, che con la sua presenza ha sottolineato l’importanza di un tema in continua evoluzione.

Jean

8 ottobre 2026